Richard Koci Hernandez

Richard Koci Hernandez è un fotografo e professore di giornalismo dei nuovi media statunitense.

Nato nel 1969 a Ventura, in California, inizia a fotografare a 14 anni con una macchina presa in prestito dallo zio.

Hernandez racconta che la sua carriera di fotogiornalista nasce un po’ per gioco, quando all’età di 19 anni, scommette con un amico che sarebbe riuscito a lavorare come fotografo per il giornale locale.

Acquistò uno scanner in grado di intercettare le comunicazioni della polizia e così venne a conoscenza di un incidente alla raffineria.

Fu uno dei primi ad arrivare sulla scena del disastro e lì conobbe un fotoreporter che scoprì poi essere il direttore della fotografia del giornale locale.

Venne così assunto.

Per i successivi 15 anni continuerà a lavorare come fotoreporter.

Nel 2009 lascia il giornale per insegnare giornalismo dei nuovi media presso la UC Berkeley Graduate School of Journalism.

Alla fine del 2007 accade qualcosa che fa cambiare prospettiva e modo di lavorare a Richard Koci Hernandez.

Inviato sulla scena di un crimine e spinto dalla necessità di condividere immediatamente alcune immagini, prende il suo iphone e realizza il servizio interamente con questo strumento.

Hernandez dichiara che da quel momento l’iPhone è diventato “la mia macchina fotografica, la mia camera oscura e la mia macchina di stampa”.

Viene folgorato dal potenziale di questo mezzo che in pochi gesti è in grado di catturare un’immagine, elaborarla e condividerla.

I suoi lavori sono stati pubblicati sul New York Times, Los Angeles Time, USA Today, National Geographic book oltre ad aver ricevuto una nomina come uno dei 100 top fotografi sul web.

Le sue foto sono quasi prevalentemente in bianco e nero e sono trattate con un chiaro richiamo alla fotografia analogica ed allo stile delle pin-hole cameras:

Se dovessi descrivere la mia fotografia mobile in poche parole, sarebbe oscura, misteriosa con un’atmosfera analogica. Cammino e mi meraviglio, nella classica tradizione della fotografia di strada, catturando momenti naturali in bianco e nero. Dato che sono un ammiratore del passato, del presente e del futuro, amo che le mie immagini digitali abbiano un aspetto analogico; quindi mi troverai costantemente e regolarmente ad aggiungere un po’ di grana e finti bordi analogici alle mie foto”.

Ho approfondito la conoscenza di questo fotografo in seguito alle mie ricerche sulla “mobile photography”, la fotografia fatta con lo smartphone.

Negli ultimi anni ho constatato come la stragrande maggioranza delle immagini da me scattate sono fatte con l’ Iphone.

Ciò mi ha portato a fare alcune riflessioni anche in considerazione del fatto che spesso questo genere di fotografia viene sminuito come se fosse una fotografia di serie B.

Lo stesso Hernandez afferma: “come fotografo di strada, la mia filosofia è : se non può stare in tasca non vale la pena portarlaLa mia idea di fotografia di strada è quella di essere invisibile e di operare in modo nascosto. Alcuni dei miei trucchi sono: indossa le cuffie, nessuno ti presta attenzione quando indossi le cuffie e scatta all’altezza dell’anca. Cerco di non guardare mai il mio schermo e di toccarlo solo per scattare“.

Un altro trucco che ama utilizzare Hernandez è quello di sostare nei pressi delle fermate degli autobus ed aspettare.

La street è fatta anche e soprattutto di attese.

Non vale sempre l’assioma del “cogli velocemente l’attimo”.

Trovo il telefonino un mezzo fantastico in particolare per le persone timide, poiché ti consente di avvicinarti ai soggetti ed alle situazioni interessanti senza essere notato.

Le possibilità di camuffare l’atto dello scatto con un telefono sono infinite.

E per concludere, l’ultimo consiglio del fotografo americano, il più importante:

Niente ti rende migliore della pratica e del non aver paura delle persone, del non aver paura di ciò che gli altri pensano di te o del tuo lavoro; basta uscire e scattare e scattare e scattare e scattare e scattare e scattare e scattare“.

 

 

 

 


Marco e Domenico, fotografi, appassionati divulgatori, hanno deciso di condividere con voi le loro frequenti chiacchierate e straparlare in modo leggero di fotografia in un podcast.
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